Bullismo e cyberbullismo: prima di ridere, allarghiamo l’inquadratura

Viviamo nell’epoca dei reel e dei video di pochi secondi. Scorriamo, mettiamo un like, commentiamo e condividiamo, partecipiamo inconsapevoli anche soffermandoci a guardare un video, alimentiamo l’algoritmo. Una caduta, una smorfia, una risposta impacciata: bastano pochi fotogrammi per farci ridere e formulare un giudizio.

Raramente ci chiediamo che cosa sia accaduto prima, che cosa succederà dopo o chi sia davvero la persona che stiamo guardando. Siamo impazienti di dire la nostra, molto meno di capire, richiederebbe tempo che non dedichiamo più. In questa distanza tra la rapidità della reazione e la lentezza della comprensione può trovare spazio la violenza.

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“Il Dio delle piccole cose”

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Ammetto che la tentazione era forte e precisa:
Chiamare questo pezzo “Esaurimento” e lasciarlo del tutto vuoto. E non a indicare un vuoto creativo; semmai, a indicare come l’esaurimento di energie generi il vuoto cosmico nella mente. A volte il vuoto è talmente tale che immagino di fare un incidente o di essere letteralmente presa di petto, dato che non capisco più quanto funzioni la mia soglia attentiva. Ammetto che in 3-4- occasioni ci è voluto poco, ma ecco, come potete capire dalla catena associativa, quello da “esaurimento” è un vuoto tutt’altro che vitale: è proprio un crash, un vuoto mortifero e non generativo. Insisto nel considerarlo al pari di un vuoto politico, poiché – se non è direttamente orchestrato da quelle strane maestranze – sicuramente, dopo la sua eziopatogenesi, elle vi hanno marciato sopra, dato che è ovvio che un vuoto che svuota le menti giova a delle coalizioni altrettanto vuote di senso, capaci solo di riprodurre estemporanei stipendi e piaceri per se stesse e di porgerle al popolo proprio come le brioches di Maria Antonietta. Solo che noi non siamo, fino ad oggi, quelli della Rivoluzione Francese. Probabilmente noi-uomini-medi siamo così tanto ridotti alla disattenzione e distratti da credere che, essendo troppo costoso o terminato il petrolio, che serve come il pane, arriveranno delle brioches a salvarci.

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Se il software diventa facile da creare, vale ancora?

L’intelligenza artificiale sta rendendo possibile costruire piccoli programmi su misura in tempi prima impensabili. È una prospettiva che spaventa chi vive di software, ma promette anche di liberare molte persone da attività ripetitive. Le due cose possono essere vere contemporaneamente.

C’è qualcosa di entusiasmante, e insieme inquietante, nel vedere un programma prendere forma descrivendo quello che dovrebbe fare: si chiama Vibe Coding.

Un problema concreto, qualche istruzione, una serie di correzioni. Poi un’interfaccia, dei pulsanti, una funzione che finalmente esegue quell’operazione che fino a ieri richiedeva dieci passaggi manuali.

Non sempre funziona al primo tentativo. Non sempre il risultato è affidabile. Ma quando funziona, la sensazione è forte: qualcosa che sembrava richiedere un investimento importante diventa improvvisamente accessibile.

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“Il Dio delle piccole cose”

…. Ammetto che la tentazione era forte e precisa:Chiamare questo pezzo “Esaurimento” e lasciarlo del tutto vuoto. E non a indicare un vuoto creativo; semmai, a indicare come l’esaurimento di energie generi il vuoto cosmico nella mente. A volte il […]