Viviamo nell’epoca dei reel e dei video di pochi secondi. Scorriamo, mettiamo un like, commentiamo e condividiamo, partecipiamo inconsapevoli anche soffermandoci a guardare un video, alimentiamo l’algoritmo. Una caduta, una smorfia, una risposta impacciata: bastano pochi fotogrammi per farci ridere e formulare un giudizio.
Raramente ci chiediamo che cosa sia accaduto prima, che cosa succederà dopo o chi sia davvero la persona che stiamo guardando. Siamo impazienti di dire la nostra, molto meno di capire, richiederebbe tempo che non dedichiamo più. In questa distanza tra la rapidità della reazione e la lentezza della comprensione può trovare spazio la violenza.


