Lista delle cose che mi fanno incazzare

  • Che nei video tutorials si dica “andiamo ad aggiungere”, “andiamo a mettere”, “andiamo a…”. Ma dove cazzo vai? Metti! Aggiungi! Non c’è bisogno di andare a. Se proprio vuoi andare, vai aff…
  • Che chi ci governa è una psicopatica ignorante. Dovrebbero fare test psicoattitudinali alla gente. In generale. Vuoi fare il politico? Sei risultato psicopatico, mi spiace, puoi solo fare il bigliettaio nei cinema porno.  
  • Che Vannacci abbia accesso a un microfono. 
  • Che la gente onesta rimarrà povera e gli infami si arricchiscono. 
  • Che mi fate la pubblicità di un prodotto in offerta e quando vado a cercarlo: “ci dispiace è esaurito”. 
  • Quelli che ancora pronunciano rùbrica. 
  • Quelli che “io sono femminista” e poi non sanno dov’è l’ammorbidente in casa. 
  • Che si dica ai giovani “puzzoni” (cit. Vannacci davanti a un microfono).
  • Che a ottobre siano già montati gli addobbi natalizi.
  • Che non si arrivi a fine mese.
  • Che la gente muoia di fame.
  • Che non ci lascino protestare.
  • Che non è vero che a Natale siamo tutti più buoni. 
  • Che c’è la guerra. 

Bullismo e cyberbullismo: prima di ridere, allarghiamo l’inquadratura

Viviamo nell’epoca dei reel e dei video di pochi secondi. Scorriamo, mettiamo un like, commentiamo e condividiamo, partecipiamo inconsapevoli anche soffermandoci a guardare un video, alimentiamo l’algoritmo. Una caduta, una smorfia, una risposta impacciata: bastano pochi fotogrammi per farci ridere e formulare un giudizio.

Raramente ci chiediamo che cosa sia accaduto prima, che cosa succederà dopo o chi sia davvero la persona che stiamo guardando. Siamo impazienti di dire la nostra, molto meno di capire, richiederebbe tempo che non dedichiamo più. In questa distanza tra la rapidità della reazione e la lentezza della comprensione può trovare spazio la violenza.

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“Il Dio delle piccole cose”

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Ammetto che la tentazione era forte e precisa:
Chiamare questo pezzo “Esaurimento” e lasciarlo del tutto vuoto. E non a indicare un vuoto creativo; semmai, a indicare come l’esaurimento di energie generi il vuoto cosmico nella mente. A volte il vuoto è talmente tale che immagino di fare un incidente o di essere letteralmente presa di petto, dato che non capisco più quanto funzioni la mia soglia attentiva. Ammetto che in 3-4- occasioni ci è voluto poco, ma ecco, come potete capire dalla catena associativa, quello da “esaurimento” è un vuoto tutt’altro che vitale: è proprio un crash, un vuoto mortifero e non generativo. Insisto nel considerarlo al pari di un vuoto politico, poiché – se non è direttamente orchestrato da quelle strane maestranze – sicuramente, dopo la sua eziopatogenesi, elle vi hanno marciato sopra, dato che è ovvio che un vuoto che svuota le menti giova a delle coalizioni altrettanto vuote di senso, capaci solo di riprodurre estemporanei stipendi e piaceri per se stesse e di porgerle al popolo proprio come le brioches di Maria Antonietta. Solo che noi non siamo, fino ad oggi, quelli della Rivoluzione Francese. Probabilmente noi-uomini-medi siamo così tanto ridotti alla disattenzione e distratti da credere che, essendo troppo costoso o terminato il petrolio, che serve come il pane, arriveranno delle brioches a salvarci.

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“Il Dio delle piccole cose”

…. Ammetto che la tentazione era forte e precisa:Chiamare questo pezzo “Esaurimento” e lasciarlo del tutto vuoto. E non a indicare un vuoto creativo; semmai, a indicare come l’esaurimento di energie generi il vuoto cosmico nella mente. A volte il […]