Dolce rivolo sgorghi sottoterra da materne sorgenti termali,
curioso buchi il buio per scoprire la luce, affrontare il mondo;
scivoli frizzante fra le pietre crescendo nel gioco arricchito,
cambi percorso, poi ostinato scavi la roccia e lasci l’impronta.
Più forte vai fuori pieno della tua cieca infantile collera,
distruggi con innata forza chiunque attorno, chi t’ama, chi ti teme
e poi caschi per frantumarti e rinascere nuovo, rallenti e ti calmi.
Nuovi affluenti in te, lontane storie da raccontare e condividere,
ti doni, ti dividi ritrovando te stesso più avanti in vite parallele,
ciò che eri, ciò che hai perso e ciò che vorresti tornare ad essere.
Maturo guardi indietro, ma il verso è uno solo e non puoi risalire,
sei scivolato in fretta tra quei sassi, questo il tuo rimpianto;
inesorabile procedi lento consapevole, lo sconfinato mare il tuo destino,
unirti al tutto, al sempre, per poi rinascere pioggia, sorgente e poi fiume.
Andrea stupisce!
Stupita anch’io! E come mai questa poesiola?